Silvio, arma di distrazione di massa
Condivido, dal blog del giornalista del Sole24Ore Beppe Caravita:
Meno male che Silvio c’è
E lo dico seriamente, molto seriamente. Pensate all’Italia di oggi: un terzo dell’industria che sta per chiudere, un milione di posti di lavoro in meno da inizio d’anno, centinaia di migliaia di cassaintegrati, prepensionati, precarizzati, migliaia di tetti delle fabbriche chiuse pieni di tende e striscioni di operai licenziati che le occupano al freddo.
Pensate alla gente incarognita in giro, alle tasche vuote, ai sindaci brianzoli di paesini un tempo pacifici che adesso se la prendono con il primo lavoratore extracomunitario che passa. Pensate a città grandi come Catania ridotte a colabrodi, e la Campania a pattumiera, anche politica e sociale. La più grave crisi, questa del 2009, dal dopoguerra ad oggi.
E a fronte un paese e uno Stato totalmente paralizzato, nel dare un minimo di aiuto e di inversione in questa crisi, da un debito pubblico gigantesco, ereditato e accumulato da generazioni di malfattori, politici e oltre, di ragione sociale democristiana, socialista, con complicità comuniste. E poi mantenuto e mai realmente ridotto dai loro inetti e caotici successori. Forzaitalioti compresi, ma anche leghisti, pidì, e il resto della banda.
Che tristezza Silvio, da quando nel 1980 feci cadere il governo Spadolini, rivelando per primo l’entità del debito pubblico italiano, fatto di viltà, malgoverno e mafie, di cui sei vittima strutturale anche tu. Definii la mia carriera giornalistica (poi mi misi a scrivere di tecnica e basta) ma voi definiste la vostra mledizione, Formica, Craxi e Tu. Oggi Tremonti può illustrartene le conseguenze. Fino a piazza del Duomo, domenica 13 dicembre 2009. C’è precisa continuità, purtroppo. E non sai come uscirne (non lo sa anche D’Alema e il resto della banda di pagliacci, diversamente colorati, dell’altra parte).
Un debito pubblico che alla prima spesa in più (oltre le dovute pensioni, il pubblico impiego, la tolleranza all’evasione, qualche spesuccia accessoria per voti ricevuti e attesi, e l’incomprimibile servizio del debito) esplode come in Grecia, oggi sull’orlo del baratro. Governo di socialisti (o sedicenti tali) là. I mercati finanziari, completamente impazziti da anni, ora non perdonano. Basta uno sforamento del deficit di pochi punti e smettono di comprare i vitali titoli di debito pubblico (da noi chiamati Bot). E oggi, qui, siamo in concorrenza con gli Usa mezzi falliti e con la Gran Bretagna idem.
Piangiamo? Ci lamentiamo? Pensiamo? Ricerchiamo le nostre risorse nascoste? Ci inventiamo un futuro diverso, magari?
NO.
Ridiamo.
In questo triste 2009, lui, LUI, ci ha distratto, ci ha incuriosito, allietato con le sue barzellette, le sue gag, le sue corna, i suoi cucù, i suoi euri a quattromila lire (per noi, e mille per i commercianti), le sue battute, i suoi condoni tombali, le sue rimonte elettorali in una sola notte, le sue telefonate con Saccà, i lettoni di Putin, le palpate, i decreti salta-Parlamento, le escort, le feste sarde e romane, i voti di fiducia prendere o lasciare, gli accappatoi abbaglianti, gli album fotografici, i collier, la moglie furibonda, la causa di divorzio, le leggi ad personam, le leggi ad Mediaset, gli scherzi sulla e alla Costituzione, gli scudi fiscali ai suoi votanti, i comizi oceanici in miniatura mediatica, le invettive, i travestimenti, i pentiti di mafia e i muti di mafia, oltre a innumeri giochi di prestigio e illusionismi vari.
Lui e la sua scorta di clown, e gli altri clown di scorta nel suo partito-circo. I suoi cecchini-cicchitti, i suoi La Rissa, i suoi mari e Tremonti, i suoi fogli quotidiani umoristici con corredo di killer e pistola a tappi fumante.
