Vulcano Marsili minaccia il Sud Italia, interrogazione parlamentare per un sistema di monitoraggio
VI presento il testo dell’interrogazione parlamentare, presentata dalla radicale Elisabetta Zamparutti, sul pericolo del Vulcano Marsili, presente nel sud-tirreno e che minaccia il sud Italia con un potenziale tsunami devastante. Non c’è attualmente nessun sistema di monitoraggio e allerta.
Data pubblicazione: 31/03/2010 Codice Rif.: (4-06644)
C’è un vulcano sommerso al largo di Napoli. Marsili sorvegliato speciale contro rischio tsunami
dell’On Elisabetta Zamparutti (PD) ed altri
. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Per sapere – premesso che:
Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania;
nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segnali lanciati;
secondo le ultime indagini l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili, camera di magma che si è formata negli ultimi anni è di grandi dimensioni. Tutto porta a ritenere che il vulcano sia attivo e che possa eruttare all’improvviso;
dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superfici del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. E un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione;
la caduta rapida di una notevole massa di materiale – spiega Boschi – scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri;
si parla di un rischio reale ma di difficile valutazione. La ragione sta nella situazione in cui si trova il vulcano. L’Etna in questi anni è stato tappezzato di strumenti in grado di avvisare se un’eruzione è imminente, almeno con un certo margine di preavviso. Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di queste sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra ad un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di ogni bilancio di spesa. Con le risorse a disposizione si collocherà qualche nuovo strumento ma non certo la ragnatela necessaria -:
quali iniziative straordinarie si intendano adottare per assicurare la realizzazione di un sistema continuo di monitoraggio e per garantirne attendibilità.
(4-06644)
