Ott 20 2006
Piazza, piazza, sempre piazza…
Ormai, la piazza viene evocata sempre dall’opposizione e per qualsiasi motivo strumentalizzata. Anche ora, per una volta, che viene presa una decisione giusta da parte dela Governo con il via libera all’uso di cannabinoidi a scopo terapeutico e, quindi, per la cura del dolore.
Ora anche Fini (ma non sono da meno i suoi amici di AN) vuole cavalcare l’onda con frasi inappropriate come “Non esiste -ha sottolineato il leader An- la distinzione tra droghe leggere e pesanti, se le Nazioni Unite mettono nero su bianco che tutte le droghe fanno male e tutte le tossicodipendenze creano danni irriversibili”.
Questo modo di fare politica è incredibilmente dannoso verso tutta quella popolazione che poco sa delle terapie del dolore a base di cannabinoidi.
E’ in questi casi che viene impedito alle persone di conoscere per deliberare.









20 Ottobre 2006, ore 17:20
E’ vero non esiste la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti.. Oltre al fatto che le piante di cannabinoidi hanno avuto un’incredibile evoluzione per cui il principio attivo è molto più forte, a lungo termine il consumo dà luogo a episodi psicotici e altri disturbi minori sul cervello… se minori possono chiamarsi disturbi come forti cefalee, perdita parziale della capacità di memorizzare e concentrarsi, tendenza alla depressione. Inoltre agendo sui neurotrasmettitori anche le canne mettono in moto i medesimi meccanismi delle droghe “pesanti” come la tolleranza e la dipendenza inducendo in alcune persone il bisogno di assumerne dosi incrementali o sostanze più efficaci per avere piacere. Per quanto riguarda la terapia del dolore anche nel passato sono state fatte molte ricerche (non solo questo governo) che hanno rivelato le minori potenzialità della marjiuana rispetto alle terapia attualmente utilizzate, basate sulla morfina che ha effetti di dipendenza molto peggiori della canna essendo un oppiaceo in termini di dipendenza e controindicazioni, quindi lasciamo fuori la politica. Lo so che ci sono tanti articoli e riviste che affermano l’efficacia dei cannabinoidi in queste terapie, ma ce ne sono tante che testimoniano anche il contrario e ciò su cui mi baso io sono ricerche studiate da CTF. Ovviamente però liberalizzazione, riduzione del danno, antiproibizionismo vanno di pari passo in difesa del supremo diritto di libertà del cittadino… ma se essere cittadino significa rinunciare alla cronicità di una situazione di dipendenza da sostanze per vivere preferirei non essere cittadino… scusami la confusione di idee e concetti ma studiare questa roba per la tesi mi ha distrutto il fegato (e non per l’alcol)! Kiss
21 Ottobre 2006, ore 12:46
Esatto Francesco. Inoltre, per analogia dovrebbero vietare i derivati dell’oppio come la morfina.
E’ una posizione ideologica priva di fondamento. Tra l’altro in questo caso non si parla neanche di antiproibizionismo.
21 Ottobre 2006, ore 14:42
Riporto il comunicato di Marco Cappato
Droga. Cappato: per l’Onu droghe tutte uguali solo perché ne è vietata la ricerca scientifica
Roma, 20 ottobre 2006
• Dichiarazione di Marco Cappato, eurodeputato radicale della Rosa nel Pugno e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni:
L’Onorevole Fini ha giustamente sottolineato che per le Nazioni unite non esiste “distinzione tra droghe leggere e pesanti”. Quel che però ha dimenticato di ricordare è che le varie sostanze proibite, sia che si tratti di piante o dei loro derivati, sono state inserite nelle tabelle delle Convenzioni internazionali sulle sostanze psicotrope senza nessuna motivazione tossicologica. Invece che scendere in piazza contro la riforma della legge che porta il suo nome, se veramente le preoccupazioni di AN sono quelle di tutelare la salute degli italiani, si uniscano a noi nella richiesta di una revisione delle Convenzioni ONU in materia di stupefacenti. Potremmo insieme guadagnare una riforma dell’impianto globale proibizionista, incentivando legislazioni fondate su dati scientifici e non sulle imposizioni dogmatiche dei Governi.
La ricerca sul papavero, sulla foglia di coca o sulla cannabis ci farebbe tra l’altro scoprire che esistono degli sbocchi industriali non tossici di quelle piante. Continuare a proibirne lo sviluppo concorre invece, tra le altre cose, a mantenere nella povertà o in guerra decine di popolazioni in Asia, Africa e America latina. Un ex-Ministro degli Esteri queste cose dovrebbe conoscerle.